Tyrrell a 6 ruote, mai nessuna così audace in F1

Poche vetture, probabilmente nessuna, furono così audaci come la Tyrrell P34, l’unica monoposto a sei ruote mai vista in gara in Formula 1. Ancora oggi resta uno dei progetti più curiosi e discussi nella storia del motorsport e in occasione di gare riservate ad auto storiche sono tra i modelli più ammirati e fotografati.
Come spesso accadeva nei favolosi anni ’70, tutto nacque da un’interpretazione ingegnosa del regolamento. La norma che limitava la larghezza dell’ala anteriore a 1,5 metri lasciava però le ruote scoperte, esposte all’aria e quindi penalizzanti dal punto di vista aerodinamico. Il progettista Derek Gardner colse l’occasione per cambiare le regole del gioco. L’idea era ridurre la dimensione delle ruote anteriori per nasconderle dietro l’ala, compensando la minore superficie di contatto con l’aggiunta di altre due ruote davanti.
Una soluzione brillante, ma complessa. Solo una coppia di ruote era direttamente collegata allo sterzo, mentre l’altra era sincronizzata tramite un sistema meccanico. Le sospensioni anteriori risultavano più ingombranti e furono necessari anche degli oblò nella carrozzeria per permettere ai piloti di vedere le ruote e impostare le traiettorie.
La P34 fu svelata nel 1975: inizialmente sembrava una normale monoposto, ma quando venne tolto il telo, le quattro piccole ruote anteriori lasciarono tutti senza parole, inclusi i piloti, il sudafricano Jody Scheckter e il francese Patrick Depailler.
I dubbi su una possibile trovata pubblicitaria svanirono nel 1976, quando la vettura debuttò in gara. Nonostante le perplessità legate a un progetto così rivoluzionario, si dimostrò subito competitiva: Depailler si qualificò terzo, dietro i due che si sarebbero giocati il Mondiale fino all’ultima gara, quella del Fuji, in Giappone, James Hunt e Niki Lauda.
La prima occasione di fare punti sfumò però per un ritiro dovuto ai freni. A Monaco arrivò comunque un risultato sorprendente, con entrambe le Tyrrell sul podio. Il momento più alto fu però il Gran Premio di Svezia: Scheckter partì in pole e, dopo il ritiro di ‘Piedone’ Mario Andretti, il team centrò una storica doppietta. Alla quarta gara, la P34 diventò l’unica sei ruote a vincere un Gran Premio.
A fine stagione arrivarono buoni risultati in classifica, ma non mancarono le critiche. Depailler apprezzava l’originalità della vettura, mentre Scheckter, nonostante successi e podi, la giudicava negativamente e lasciò il team.
I limiti non mancavano. La P34 funzionava bene su piste veloci, ma soffriva su tracciati sconnessi, dove l’aderenza delle quattro ruote anteriori diventava incostante. Anche la frenata era efficace in rettilineo ma poco prevedibile in curva, a causa del comportamento variabile dell’avantreno.
Nel 1977 arrivò una versione aggiornata, la P34B, più larga e pesante, ma meno efficace. I problemi di grip e frenata portarono a risultati deludenti. I tentativi di miglioramento, come l’aumento della carreggiata, finirono per compromettere il concetto originale. Un ulteriore ostacolo fu lo sviluppo insufficiente delle piccole gomme anteriori, che creò uno squilibrio con il retrotreno sempre più evidente. Alla fine, Tyrrell abbandonò il progetto tornando a una configurazione tradizionale nel 1978.
