Umberto Bossi è morto a 84 anni, fu il fondatore della Lega Nord

È morto oggi a 84 anni Umberto Bossi, protagonista tra i più riconoscibili della politica italiana degli ultimi decenni. Nato nel 1941 a Cassano Magnago, approda alla politica seguendo una traiettoria atipica, lontana dai percorsi tradizionali. Dopo varie esperienze lavorative e un iniziale avvicinamento ad ambienti anche lontani dalla futura collocazione politica, costruisce gradualmente una propria visione, che troverà piena espressione nel mondo autonomista.
Il passaggio decisivo avviene tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, quando prende forma il progetto che porterà nel 1984 alla nascita della Lega Autonomista Lombarda. Pochi anni dopo, nel 1987, l’ingresso in Parlamento segna l’inizio della sua notorietà nazionale e gli vale il soprannome destinato a diventare iconico: “il Senatur”. Con la fondazione della Lega Nord nel 1989, Bossi dà vita a un soggetto politico capace di intercettare il malcontento di ampie fasce dell’elettorato del Nord Italia. Il linguaggio diretto, gli slogan incisivi e una forte carica identitaria trasformano rapidamente il movimento in una forza rilevante.
Nel 1994 la Lega partecipa al primo governo Berlusconi, esperienza breve ma significativa. Negli anni successivi, dopo una fase di distanza, l’alleanza si ricompone e Bossi torna al governo come ministro delle Riforme, continuando a promuovere il progetto federalista. Nel 2004 un ictus segna profondamente la sua vita, riducendone progressivamente la presenza sulla scena pubblica. Pur restando un simbolo per il suo partito, il suo ruolo operativo si affievolisce.
Il 2012 rappresenta un momento di rottura: Bossi lascia la guida della Lega in seguito a uno scandalo sui fondi del partito che coinvolge anche il suo nucleo familiare. Si apre così una nuova fase per il movimento, che passa prima sotto la guida di Roberto Maroni e poi di Matteo Salvini. Nonostante le difficoltà di salute, Bossi non si ritira completamente.
Torna in Parlamento e mantiene una voce critica, soprattutto rispetto alla trasformazione della Lega in un partito a vocazione nazionale. Con la creazione del Comitato del Nord, prova a difendere l’impostazione originaria del movimento, legata alle istanze autonomiste settentrionali. Negli ultimi anni resta più defilato, ma continua a rappresentare un punto di riferimento per una parte della base storica.
